martedì 29 giugno 2010




[Nota polemica numero enne: al di là della vignetta, che è evidentemente una provocazione... Vogliamo parlare seriamente di quanto siano desolanti quelle manine di facebook che dicono "mi piace" e che di fatto si stanno imponendo come codice globale standard per esprimere apprezzamento?

Lasciamo perdere il favore involontario che il maninomane fa alle società di data mining ogni qual volta esprime pubblicamente la sua preferenza verso qualche prodotto, in un modo così facilmente interpretabile e registrabile da chi poi quell'informazione se la va a rivendere. Lasciamo stare questo aspetto sinistro, che pure esiste, tanto da essere il vero motivo fondante del fenomeno facebook ed è, per il mio modo di concepire la privacy, gravissimo.
Parliamo solo dell'aspetto "umano" dello strumento.

Vogliamo dire quanto rozza e pericolosa sia una forma di comunicazione basata sul "mi piace"?
Mi spiegate che senso ha emozionarsi per l'infinita ricchezza di un'opera di Shakespeare o dei Radiohead, o per i colori gocciolanti di un tramonto primaverile, o anche solo per quel susseguirsi di microsensazioni del primo morso dato a un panino con la nutella, o per tutte quelle piccole certezze rassicuranti che ci dava il cartone animato che guardavamo da bambini, e poi trovarsi a proprio agio nel comprimere tutto sotto una sola etichetta "mi piace"?
Che si parli di un quadro, di una città, di un concetto filosofico. Mi piace. Mi piace. Mi piace.
L'artista ha impiegato mesi di fatica e una vita di talento per produrre quell'opera? Mi piace.
Persone sono morte per difendere quell'ideale? Mi piace.
Quella canzone ha influenzato intere generazioni di amanti del rock? Mi piace.
E non è vero che dipende da come si vuole usare facebook, che facebook è solo un mezzo, che uno può commentare come gli pare, che sta tutto al singolo utente eccetera. Non raccontiamoci palle. Lo sappiamo tutti. Su facebook, lo so, l'ho visto, si trovano solo manine. Le opinioni personali si trovano altrove, si trovano sui forum, e soprattutto sui blog, e per quelli c'è sempre meno tempo, da quando c'è facebook. Sfido chiunque a negarlo.

Ma io mi chiedo perché le persone intelligenti e ricche di pensiero critico non si ribellino a tutto questo. Perché si adeguino a questo inaridimento.
Come possono le persone intelligenti sentirsi a loro agio nell'aggiungere una manina sciatta che dice "mi piace" sotto a un'opera di Van Gogh, a un video dei Pink Floyd, a uno spezzone di un film di Woody Allen, a un gol di Messi?
Ho visto che ci sono gruppi per tutto quello per cui non dovrebbero esserci, ci sono persino gruppi dedicati ad artisti come David Foster Wallace, proprio lui che aveva espresso il proposito di usare ogni singolo vocabolo nel dizionario almeno una volta, uno dei più grandi costruttori di complessità dei nostri tempi, inscatolato nella logica maninesca del "mi piace"!
E magari a iscriversi a quel gruppo sono persone che i suoi libri li hanno anche letti, e che dovrebbero avere imparato qualcosa...
Ma allora che senso ha leggere certe cose, guardare certi film, coltivare certi interessi, se poi ti adegui a un livello così infimo di comunicazione?

Io non credo sia per questo che negli anni passati le generazioni precedenti alla nostra hanno fatto battaglie per il diritto alla cultura. Non è stato per finire tutti a mettere le manine che dicono "mi piace".
L'istruzione deve liberare la capacità di esprimersi, perché la capacità di esprimersi ti rende più forte e meno vulnerabile. E così deve fare la tecnologia. Invece ora siamo al punto in cui le masse usano la tecnologia per annichilire la capacità e il bisogno di pensare. La tecnologia poteva (potrebbe) renderci tutti più creativi e critici, invece ci sta aiutando ad inscatolarci.

Per me la manina di facebook è la materializzazione soft dell'incubo di 1984, quello in cui si depauperava e inaridiva la lingua fino a renderla uno strumento di controllo di massa.
Perché il linguaggio è ciò che ci rende meno bestie degli animali: esercitare il linguaggio e coltivarne la complessità equivale a renderci migliori come persone, e quindi come cittadini. Abbiamo la responsabilità di essere articolati nell'esprimere le nostre opinioni. La responsabilità.
Invece stiamo riducendo tutto a un linguaggio binario. Stiamo costruendo una società che esprime opinioni binarie, che si disabitua a connettere e ricombinare la miriade di mattoncini che formano una prosa coerente e varia, che concepisce solamente lo sforzo di schiacciare un pulsante che dice "mi piace".

Questo impoverimento non può portare a niente di buono, e la cosa si estende senza sosta di giorno in giorno. Ormai il concetto della manina "mi piace" sta invadendo tutto il web, compresi spazi decisamente più sani e stimolanti di facebook, come per esempio aNobii.
Non è una cosa da sottovalutare. E' un processo di semplificazione per le masse a uso e consumo di pochi, ed è in piena corsa: già oggi milioni di persone si esprimono quasi esclusivamente con una manina che dice "mi piace", domani saranno ancora di più. Ed è tanto più subdolo perché fa così facilmente presa su chi dovrebbe avere più strumenti per difendersi.
Perché è facile, è immediato, e soprattutto è "aggregante al ribasso".
Dovrebbero chiamarlo "piace anche a me". Sarebbe più onesto.]

[Nota di carattere lievemente meno polemico: è normale che i pattini rollerblade ti provochino sulle caviglie una sensazione come di sfregamento da carta vetro, o sono solo i miei?]

12 commenti:

Colei che... ha detto...

Ciao, per i pattini non so, ma per il resto sono completamente d'accordo con te!! Insomma, hai messo nero su bianco quello che penso sul "mi piace" di Facebook, e in definitiva di Facebook in generale. Che poi, ci ritroviamo di fianco a noi in galleria gente che guadra una tela del Tintoretto e dice "mi piace", o "non mi piace", senza riuscire piu' a focalizzare il perche' di quel suo commento, come se il commento si esaurisse in se' stesso: mi paice perche' mi piace e basta.
Il vocabolario si sta assottigliando, lo sforzo mentale per parlare o scrivere dev'essere ridotto al minimo, altrimenti si rischia di perdere preziose energie che potrebbero essere utilizzate nel guardare foto di gente che quasi non conosciamo e di cui non ce ne frega nulla.
Il linguaggio ormai si avvicina a quello pubblicitario, semplice e diretto, che e' poi diventato quello politico-calcistico. Vorrei sbagliarmi, ma la sensazione e' che ci stiamo avvicinando alla neolingua di Orwell. Aiuto.

Silmiaug ha detto...

Aiuto, sì. Il problema è che queste cose funzionano. Le studiano bene. E poi i grandi siti come repubblica eccetera li sposano e se ne servono, perché è evidente che il potenziale commerciale della manina è infinito, e così finiscono per diventare standard di fatto.

Per fortuna ci sono ancora valide sacche di resistenza. :)

Ciao, e grazie per il passaggio come sempre graditissimo! :)

(Per i pattini ho scoperto che è questione di calze. :) )

Maurizio Ercole ha detto...

Facebook è il più potente strumento di statistiche e marketing esistente sulla rete... funziona come la tessera del supermercato.

Silmiaug ha detto...

Già, e infatti anche di quelle conviene farne il meno possibile. :)

Ciao e grazie per il passaggio! :)

essedesign ha detto...

mi piace.

:)

per i pattini, si avviene lo sfregamento, prova lo skate!

p.s. allora? che ne pensi del trio di miami?

Silmiaug ha detto...

Ero giusto curioso di vedere chi sarebbe stato il primo a rispondere "mi piace". :)

Del trio di Miami penso che Bosh abbia fatto l'unica cosa al mondo che gli darà mai la possibilità di vincere mai un anello (ovvero fare la spalla di qualcuno di veramente forte), che Wade sia un gran furbone, e che Lebron James abbia semplicemente dimostrato di non avere le palle.
Ha ragione Chris Webber: d'ora in avanti non si potrà mai più pronunciare il suo nome in una qualsiasi frase in cui ci sia anche quello di Michael Jordan.

Per il resto questo è l'anno di Bargnani e Gallinari. Se non sfondano adesso non sfondano più (specialmente il primo...) :)

essedesign ha detto...

d'accordissimo, mi spiace essere stato il primo, l'istinto mi ha sopraffatto, sono vittima del network sociale. :)

siamo d'accordo con chris webber, e speriami gli italiani sfondino, anche se (come si è visto anche stasera in nazionale) se bargnani in difesa non muove quei piedoni e ci mette quel corpaccione, non può essere una stella in grado di trascinare una squadra, ma...speriamo bene.

Silmiaug ha detto...

Direi che questo sistema la questione:

http://www.youtube.com/watch?v=4r_XQrmGlgE

:)

signsoflife ha detto...

In linea di massima sono d'accordo con quello che dici, però al tempo stesso non sono così categorica. A me, su Facebook, è capitato più di una volta di esprimere pareri articolati, e di leggerne (l'ultimo stamattina, su una falsa e distorta concezione della parità sessuale). Mi è capitato, da una frase postata da un amico, di scoprire un bellissimo libro di Saramago. Mi è capitato di scoprire associazioni no-profit di cui ignoravo l'esistenza e di venire a conoscenza di una battaglia contro la manovra finanziaria che sta conducendo il sindaco del mio paese (!!!). C'è, inoltre, tutto un canale di informazioni sotterranee, che su Repubblica non si trova: ecco perchè tanti lo vorrebbero regolamentare!

Certo, ti do ragione sul fatto che non sono tanti a farne l'uso che ne faccio io. Ma neanche pochissimi.
[E ti do ragione anche sullo spopolamento dei blog, io ne sono stata un po' vittima, ad esempio, non aggiorno da un po'. Ma la questione è anche un'altra... è che sono molto impegnata a vivere la mia vita reale :-) ]

Silmiaug ha detto...

Guarda, sono assolutamente certo che tu, da persona intelligente, faccia un uso "non asettico" di Facebook, e non ho dubbi sul fatto che il mezzo in sé consenta anche tutto quello che dici (comunque tutte cose che il web consentiva anche prima che ci fosse Facebook - per esempio, la cosa dell'informazione "sotterranea" è sempre stato uno dei fiori all'occhiello dei blog - ma non è questo il punto...)
E sono certo che ci siano anche (tanti) altri come te che non si limitano alle manine.
Neanche io mi limiterei certo alle manine, se mi iscrivessi a Facebook e lo usassi quotidianamente.
Il motivo per cui personalmente comunque non lo voglio fare, neanche in modo "non maninesco", è che non voglio immergere le mie idee, le mie opinioni, le mie parole (per non parlare dei cazzi miei, dicendolo alla Oxford...) in un contesto in cui il novantanove-punto-nove-periodico del resto sono manine che dicono "mi piace", bacetti virtuali, ads per gadget fighetti, foto della nuova pettinatura della figlia del benzinaio, faccine da deficienti tutte uguali rinchiuse in un quadratino, banalità desolanti di ogni genere. E intendo un contesto /strutturalmente/ creato per questo, per inscatolare il nulla in modo accattivante mentre le società di data mining fanno le guardone.
Per non parlare del fatto che alla fine la mia pagina con le mie opinioni articolate e le mie buone intenzioni finirebbe per essere identica a tutte le altre, indistinguibile, standardizzata, preconfezionata, diluita, insignificante. Sarei semplicemente un "+1". No, thanks.

Semplicemente non mi va di avvallare tutto questo con la mia presenza. Not-in-my-name, come si diceva una volta.
Non mi basta essere "pochi-ma-buoni". In questo caso sono per il "pochi-ma-buoni-e-altrove".
Altrove dove?
Parlando dello spazio "non-vita-reale" (ovvero Internet): dove ho sempre fatto questo genere di cose. Sui forum tematici quando voglio parlare di qualcosa o approfondire qualche argomento, sui blog quando voglio esplorare la creatività e i pensieri di qualcuno, eccetera eccetera. Senza ritrovarmi una manina blu che dice "mi piace" con il pollicino alzato su per il culo (questa veniva da Cambridge) a ogni cosa che scrivo. Cosa che purtroppo, come dicevo nel post, sta diventando sempre più difficile.

Ciò detto, non voglio fare la morale a nessuno, ci mancherebbe. Ciascuno è libero di usare i mezzi (leciti) a propria disposizione nel modo che preferisce. Mi intristisce solo vedere che uno strumento così massificante e una forma così desolante di comunicazione prendano così tanto campo, fino a essere ormai quasi diventati sinonimo di "web".
Facci caso: ormai si dice "su Facebook" come una volta si diceva "su Internet".
A me non piace.

:)

signsoflife ha detto...

Opinioni sicuramente ben motivate... mi permetto di contestare solo che il mio, di quadratini, non è da deficiente :-P

Silmiaug ha detto...

E io ti credo: ogni buona regola ha la sua eccezione... :D