giovedì 30 dicembre 2010



[Nota di fine anno: tanto per fare incazzare un po' mia cugina, che sostiene che:

- se uno non ci arriva da solo a capire che Facebook è desolante, è inutile che io glielo stia a menare;
- quelli che già hanno capito cosa è Facebook non hanno bisogno delle mie filippiche;
- quelli che usano Facebook con disinvoltura e capitano di qua leggono le prime due righe anti-Facebook e pensano: "che palle...";
- in realtà ho una decina di account segreti per un totale di 141174 amici e passo tutto il giorno a mettere manine a destra e a manca;
- la prima cosa che uno pensa quando legge le mie cose anti-Facebook è "questo è sicuramente un cesso sfigato che parla male di Facebook perché là non se lo fila nessuno";
- se fossi meno snob andrei direttamente su Facebook a fare certi discorsi;
- sono un maschio non (completamente) stupido e in quanto tale afflitto dalla perniciosa tendenza a cercare di cambiare la testa alle persone e salvare l'universo dall'autodistruzione;

parlo un po' di Facebook. E per una volta parlo in positivo. Non di Facebook, che non si può. Ma delle voci contro-, che non sono più tanto isolate e sparute. Perché mi sono reso conto che non siamo poi così in pochi a pensare certe cose, e che forse stiamo iniziando a fare, come si suol dire, una certa "massa critica".
Per esempio, solo negli ultimi tempi ho trovato sul sito di Repubblica (che ovviamente, trattandosi di azienda a fini di lucro, sul fenomeno Facebook ci sguazza parecchio) questo genere di "voci".


(Notare questo passaggio: "secondo un rapporto del Nielsen Rating, dell'azienda specializzata nella misurazione dell'audience di tv, radio e giornali, su quattro minuti e mezzo trascorsi sul web gli utenti almeno uno lo trascorrono sui siti del social networking facendo praticamente niente. Un'abitudine che secondo molti analisti sta compromettendo la produttività dell'economia americana e la creatività dei suoi ricercatori, dei suoi studenti e dei suoi scrittori".)


Sempre recentemente, ascoltando la trasmissione di Radio3 Fahreneit in auto come faccio ogni tanto, in due diverse occasioni mi è capitato di sentire, da parte degli ospiti (una volta uno scrittore e una volta un sociologo, adesso non ricordo chi fossero) giudizi negativi sul social network (peraltro in un contesto, quello della trasmissione, tutt'altro che avverso a Facebook).
Per esempio, su come l'abbandono dei blog a favore di Facebook abbia sì reso tutto più "semplice" e immediatamente disponibile (chat, condivisione foto, ecc.), ma anche molto meno creativo e personale (ma dai?).
E sono solo alcuni esempi.
Altri indizi: solo nella mia semplice sfera di conoscenti, ho visto persone, anche grandi utilizzatori di Facebook, abbandonare o dismettere il loro account. E so di altri di cui mi hanno detto. Eccetera.

Persino questi individui, nel loro piccolo, devono avere capito che cosa significhi usare Facebook.


Insomma, una certa impressione che Facebook sia socialmente dannoso inizia a circolare in modo finalmente consistente e percepibile. Non mi illudo che sia iniziato il rigetto, Facebook fa troppa presa sugli istinti più svacchevoli del genere umano per "passare", ma esiste tutto un mondo di resistenza che sta crescendo.
Dunque c'è ancora un barlume di speranza, forse, per l'intelligenza umana.

Buon 2011.]

2 commenti:

essedesign ha detto...

mi fai sentire una monnezza per il fatto di avere un account là, menomale che io il blog lo aggiorno và. :)

p.s. ma che combinano i miei gialli? capisco le marce basse fino a marzo, ma una svegliata ci vuole (che è arrivata con new orleans però mi sa di poco)

partita Nasalizia orrenda.

Miau ha detto...

E meno male sì, perché è un bel blog! :)

I gialli mi sa che cazzeggiano un po'. Quando hai vinto due titoli di fila ci vuole uno come KB, che è l'unico ad avere il "fuoco" di cui parlava MJ, per metterci grinta prima dei playoff, dove sei sicuro di andare comunque. Gli altri se ne fregano un po', mi sa.
Ne riparliamo in post season...