martedì 14 giugno 2011




[Nota anti-facebook per non perdere l'abitudine: ho visto comparire da varie parti (specialmente sui quotidiani online) diversi articoli, post di blog e quant'altro nei quali si teorizza come facebook [1] sarebbe uno degli artefici principali del successo di questi referendum. Ora, facebook è un formidabile veicolo di marketing, ed è quindi ovvio che i quotidiani online ci sguazzino, perché più utenti che entrano nel favoloso mondo del soscial significano più manine-che-dicono-mi-piace che vengono cliccate, e queste significano più informazioni personali gratis sulle quali lucrare. Però il punto è senz'altro interessante, e mi stimola alcune riflessioni.

- E' vero che questo è il primo referendum dai tempi del cenozoico in cui si supera il quorum. Ma è anche vero che ogni volta in cui i quesiti sono stati impostati su temi "forti" e universali raggiungere il quorum non è mai stato un problema. Il referendum sul divorzio ha registrato una partecipazione al voto dell'87% della popolazione, ben più alta del pur ottimo 55% di quest'ultima tornata. Era il 1974, e facebook non era stato neanche immaginato. Come la mettiamo?

- Si dirà che ai tempi erano i partiti a portare la gente a votare. Rispetto a quello scenario si può pensare a un passo avanti, perché ora la parola "partito" fa venire l'orticaria, per molti buoni motivi, ma se devo pensare a una concezione "nobile" di questo ferro vecchio, al quale nel 1974 forse ancora si poteva credere, ovvero un contenitore di passioni, storie, identità, cultura, punto di riferimento di idee consapevoli volte allo sviluppo di una società migliore, allora preferisco un partito come motore delle opinioni delle masse, piuttosto che lo "stato" di "amici" con faccine di cazzo [2] tutte uguali che esibiscono 4 sì nei loro quadratini, affogato in tutto il contorno di manine e cuoricini virtuali e stronzate varie.

- Sarà almeno da vent'anni che ci sminuzzano le palle con la storia che il web amplifica le possibilità di democrazia ed espressione, per lo più a ragione. Ciò significa che l'informazione, in un modo o nell'altro, ha sempre circolato sul web. Mail, forum, blog, tutto è stato veicolo di tam tam prima di facebook. Oggi c'è /anche/ quello, e questo sarebbe stupido negarlo. E' un modo, un modo molto popolare. Solo che non è /necessario/ come vogliono farci credere i giornali, o i drogati da facebook. Non è necessario adeguarsi a uno standard in cui viene considerato accettabile esprimere un'opinione con una manina, o arguto iscriversi a gruppi come "scoreggiare in ascensore e dare la colpa a un anziano", per coltivare una coscienza civica. Facebook ha solo il "pregio" di essere la "cosa di moda" in questo momento, ma il cosiddetto "buzz" ci sarebbe comunque, come è sempre stato. E' un po' come quando si esce con gli amici il sabato sera. Per un certo periodo tutta la città finisce a riunirsi in una certa zona, in una certa piazza, intorno a certi locali. Poi cambia stagione e ci si riunisce tutti da un'altra parte.

- Dicono che facebook permetta facilmente l'aggregazione spontanea di opinioni senza il filtro dei partiti di cui sopra. Ammesso che questo sia vero, e qui ho molti dubbi visto che altri grandi "sguazzatori" nei social networks sono proprio i partiti, è anche vero che i movimenti "spontanei e indipendenti" nati da FB non mi sembra abbiano fatto molta strada, quanto a risultati concreti, oltre a qualche comparsata in tv. Mi sembra più una specie di narcisismo dell'opinione aggregata, il famoso quarto d'ora di celebrità con quel pizzico di brivido del movimentismo in più. Perfettamente in linea con tutta la filosofia di facebook, del resto.

- Come mai tante persone che come me non hanno facebook e non hanno ricevuto nessuna gomitata virtuale sono andate a votare lo stesso al referendum? Mi si dirà: perché tu sei informato, leggi, vivi in un ambiente culturalmente ricco, ecc. ecc. E quindi? Dobbiamo concludere che facebook serva a comunicare con gli ignoranti?]


[1] Almeno nei titoli. Che poi uno legge l'articolo e scopre che si parla del web in generale, il che conferma quello che vado dicendo da un po', e che continuo a considerare orrido, ovvero che ormai si tende a identificare la comunicazione su Internet con facebook.

[2] Sia chiaro, non penso che tutti gli utenti di facebook abbiano facce di cazzo. Ma diventano automaticamente "faccine di cazzo" nel momento in cui vengono inquadrettate e messe nel profilo. Non saprei come altro descriverle.

Nessun commento: